Il più logico dei ragionamenti ci porta a credere che il nome sia dovuto alla sua posizione geografica, regina dei monti ... [Continua]
L'Aquila (AQ) è capoluogo dell'omonima provincia e della regione Abruzzo.
Il più logico dei ragionamenti ci porta a credere che il nome sia dovuto alla sua posizione geografica, regina dei monti che la circondano. In molti invece riferiscono che per la ricchezza d'acqua del suo sottosuolo, già nell'antichità favorirono il nascere di un abitato chiamato "Acculae". La fondazione della città fu programmata dall'imperatore Federico II di Svevia intorno al 1230 e lo 'Stupor Mundi', grande conoscitore di scienze e astronomia, 'adorava' l'acqua. Spaziando brevemente tra i simbolismi il significato dell'aquila (inteso come animale) esso tende a rappresentare in esso la forza e la potenza dello spirito e fu lo stemma di Federico II. Senza nulla togliere agli altri animali, l’aquila per sua natura, è forse più «vicina» a Dio di qualsiasi altro animale. Il significato quindi è indubbiamente «divino». L'aquila è anche il nome della costellazione dello scorpione, l'aquila ne rappresenta il volto splendente, è con lo stesso significato il simbolo del vangelo di Giovanni e quindi sembra impossibile che nel 1240 i costruttori di 99 chiese ne ignorassero il significato. Non meno importante lo slogan IMMOTA MANET e soprattutto la sigla dello stemma PHS. Cosa significa in realtà? La spiegazione fornita fino ad oggi lo fa passare per un errore di trascrizione dei caratteri gotici dello stemma Berardiniano con la sigla IHS; oppure di un'astrusa traduzione in una frase composita con il motto Immota Manet (Per Hoc Signum Immota Manet). Ma un fatto evidente sfugge agli storici: nel Gonfalone della città, custodito nel Museo Nazionale al Forte Spagnolo, compaiono entrambi i simboli.
Geografia
Il territorio del comune si estende in modo molto vasto lungo le direttrici ove si incontrano la SS17, la SS80 e la SS5bis. È situata in una conca sulle sponde del fiume Aterno, ad un'altitudine superiore ai 700 metri sul livello del mare, cosa che ne fa il comune italiano più popolato fra quelli posti oltre i 500 metri di quota.
Confina dal versante reatino con i comuni di Antrodoco e Borgorose, dal versante teramano con Crognaleto, Fano Adriano, Isola del Gran Sasso d'Italia e Pietracamela e dal versante propriamente aquilano con Barete, Barisciano, Cagnano Amiterno, Campotosto, Capitignano, Fossa, Lucoli, Magliano de' Marsi, Ocre, Pizzoli, Rocca di Cambio, Rocca di Mezzo, Santo Stefano di Sessanio, Scoppito e Tornimparte.
Clima
Il clima è rigido, con temperature che nei mesi invernali hanno fatto registrare il record di -27,8 °C, registrato nell'aeroporto di Preturo nel gennaio del 1985. Nel periodo estivo, invece, si arrivano a sfiorare e talvolta a superare i 30 °C. Le precipitazioni sono relativamente abbondanti (circa 750 mm annui), ma meno che in territori posti più in basso ma meglio esposti alle perturbazioni, e concentrate soprattutto in autunno e in primavera.
In inverno la neve è frequente e può permanere al suolo per diversi giorni. Data la sua posizione nel cuore della vallata, racchiusa da alti rilievi, le escursioni termiche tra il dì e la notte in periodi di alta pressione possono essere molto elevate.
Flora
Molto sviluppati i boschetti di pioppi, di carpini e di cerri. Sono presenti, nell'areale, il nocciolo, il castagno (che forma umbratili boschi), l'acero (spesso presente con esemplari mastodontici). Solo grazie a rimboschimenti sono presenti il pino nero, l'abete rosso, e il larice.
Tra gli arbusti possono essere menzionati il ginepro, il mirtillo (commestibile), la belladonna (di aspetto simile al mirtillo ma velenoso o addirittura mortale), l'agrifoglio.
Le fioriture sono caratterizzate da gigli (specie protetta da una Legge Regionale dell'Abruzzo), campanule, sassifraghe, primule, genziane, garofanini e numerose orchidee. Menzione a parte merita la stella alpina appenninica, una pianta rarissima sulle montagne dell'Appennino.
Fauna
L'esponente più imponente della fauna della zona dell'Aquila è l'orso marsicano, una sottospecie di orso bruno, endemica dell'Appennino, di taglia relativamente ridotta. Presenti anche esemplari di lupo appenninico. Altri mammiferi di rilievo sono il gatto selvatico, il cinghiale, il daino ed il capriolo; meno diffuso che in altri areali abruzzesi è invece il camoscio, reintrodotto in tempi relativamente recenti.
Fra i rapaci meritano menzione l'aquila reale, il falco, la poiana comune e lo sparviero. Spicca, fra gli altri uccelli, la presenza del gracchio alpino e del picchio.
Fra i rettili va segnalata la vipera comune. Staziona nelle pietraie, vicino ai corsi d'acqua e nelle zone di bassi cespugli di ginepro.
Storia
La fondazione della città
Fondata per progetto dell’imperatore Federico II di Svevia intorno al 1230 col nome di Aquila, divenne Aquila degli Abruzzi nel 1861 e, nel 1939, per decreto del Ministero dell'Interno, L’Aquila.
Secondo alcuni ricercatori, nelle intenzioni del suo fondatore Federico II, la città avrebbe dovuto essere la nuova Gerusalemme e, per una più recente teoria (dovuta a Luca Ceccarelli), gli edifici più importanti della città furono costruiti in modo da ripetere il disegno della costellazione dell'Aquila.
L’Aquila è città particolare, unica nel Medioevo italiano, nata non per una casualità ma per progetto secondo un disegno armonico che non trova precedenti nella storia dell'architettura urbana (un caso simile, nel 1703, fu la nascita di San Pietroburgo). Fu costituita dall'unione di molti villaggi della zona (99, secondo la tradizione locale), ognuno dei quali costituì un quartiere che rimase legato al villaggio-madre e fu considerato parte dello stesso per circa un secolo. Ma il cabalistico legame tra la città ha aspetti ancora più intimi connessi alla geometria sacra e alla numerologia. Le coordinate geografiche del centro della città (il Duomo) misurano una latitudine 42,21° - longitudine 13,23° (la somma delle parti intere e dei decimali è 99). Nella nuova città demaniale i cittadini dei castelli inurbati dentro le mura (intra moenia) e quelli rimasti nei castra d'origine (extra moenia) mantengono gli stessi diritti civici e nell’uso delle proprietà collettive, come pascoli e boschi.
Il medioevo
Il primo consiglio cittadino fu composto dai sindaci dei vari villaggi e la città non ebbe una propria esistenza giuridica riconosciuta fino al regno di Carlo II di Napoli, che nominò un Camerlengo quale responsabile dei tributi, che, da allora in poi, furono pagati da tutta la città in quanto tale, mentre, in precedenza, erano pagati dai singoli villaggi, ognuno dei quali comprendeva il quartiere realizzato in città.
Successivamente, il Camerlengo acquisì anche il potere politico, divenendo presidente del consiglio cittadino (che ebbe vari nomi e composizione nel corso dei secoli). La città, autonoma, anche se sotto la sovranità del regno di Sicilia prima e del regno di Napoli poi, salvo un breve periodo in cui fece parte dello Stato Pontificio, fu governata da una diarchia composta dal consiglio e dal capitano regio, cui si aggiunse, nel XIV secolo, il conte Pietro Camponeschi, detto Lalle che, da privato cittadino, divenne il terzo lato di una nuova triarchia.
Già in precedenza, la città era divenuta una quasi signoria sotto Niccolò dell'Isola, nominato Cavaliere del Popolo, ma poi massacrato dal popolo stesso quando il suo potere cominciava a diventare troppo grande. Anche Camponeschi, Gran Cancelliere del regno di Napoli, oltre che conte feudale di Montorio al Vomano e quasi "signore" dell'Aquila, finì ucciso, ma, questa volta, per ordine del principe Luigi di Taranto. Il terzo ed ultimo "signore" della città fu Ludovico Franchi, che sfidò anche i papi ospitando Alfonso I d'Este, cacciato da Ferrara, e i figli di Giampaolo Baglioni, l'ultimo signore di Perugia. Tuttavia, quando il suo potere cominciò a diventare troppo grande, gli Aquilani, sempre gelosi della loro libertà, si lamentarono presso il re di Napoli, che lo fece deporre ed imprigionare.
La città, che era la seconda del regno per potenza e ricchezza, iniziò a decadere nel XVI secolo, quando il viceré spagnolo Filiberto d'Orange, dopo averla devastata, la separò dal suo contado, introducendovi il feudalesimo spagnolo e privandola della sua autonomia.
Economia
Negli ultimi 50 anni L'Aquila, come del resto l'Abruzzo più in generale, è passata da un'economia tradizionalmente agricola ad un notevole sviluppo del commercio e del turismo, soprattutto invernale. Il settore industriale non è invece molto sviluppato.
Industrie
L'Aquila è stata sede di un importante polo elettronico nazionale che è arrivato, nel suo massimo sviluppo durante gli anni '70, a dare lavoro ad oltre 5000 dipendenti. Con la fine dell'I.R.I. il polo ha perso, poco a poco, dipendenti e ruolo di volano dell'economia cittadina. Tale passaggio non è stato indolore per i diretti interessati e per l'economia cittadina.
Tra il finire degli anni settanta e gli anni ottanta la zona dell'Aquila ha saputo attirare importanti industrie farmaceutiche leader del settore (una di livello mondiale). Due rilevanti siti industriali e un centro di ricerca sono stati così localizzati nella zona.
Terziario
Nel settore pubblico, la città mantiene il suo ruolo amministrativo di capoluogo di regione.
La sede universitaria dell'Aquila, costantemente in crescita, interagisce con l'economia cittadina in due modi:
- Le facoltà scientifiche cercano ed a volte riescono a recitare ruoli di partenariato con l'industria.
- L'enorme numero di persone che frequentano la città per via dell'università ha creato degli importanti flussi economici legati agli alloggi ed ai locali ricreativi.
La citta' ospita inoltre i customer services per l'Italia, di una delle maggiori compagnie telefoniche in Europa.
Turismo
Il settore turismo è stato individuato come il più adatto. Sono stati istituiti dei parchi nazionali e regionali, è stato investito molto sulle infrastrutture. Un intero versante della catena montuosa Il settore pur in generale ascesa, è in uno stato ancora iniziale dello sviluppo non avendo ancora una classe imprenditoriale e politica realmente formata nel settore. Molto bello da visitare il lago sinizzo a 10 km dalla città, lago di acqua potabile con alberi per i tuffi, le fantastiche grotte di stiffe per ammirare stalattiti e stalagmiti. A 40km dalla città si trova il secondo bacino artificiale più grande in europal, ovvero il lago di campotosto ove nei ristorantini adiacenti si può gustare il famoso coricone alla griglia, pesce che si trova solo in quelle acque, e riscendendo dal versante del gran sasso è facile notare in quelle aree il volo dell'aquila. Favoloso il convento di san giuliano a 3km dal centro storico immerso nel verde. Oltre a ciò in città i giovani si possono divertire grazie ad un esuberante presenza di disco pub notturni di alta qualità. La caratteristica prevalente è quella di un turismo di nicchia, espressione di amore per la montagna e la natura, per gli insediamenti antropici antichi, per la vacanza attiva e di relax. Le strutture alberghiere si stanno adattando alle nuove richieste, affiancando al turismo invernale (Piste per scialpinismo, discesa e fondo su Gran Sasso e Sirente Velino)anche quello estivo, fatto di passeggiate in montagna nei tre Parchi Nazionali e in quello Regionale che insistono sul comprensorio aquilano. In inverno è possibile acquistare pacchetti turistici che affiancano alle giornate sulla neve anche spettacoli teatrali (Stagione TSA e ATAM) e concerti di musica classica (Stagione istituzione Sinfonica e Società dei Concerti Barattelli). In estate è necessaria almeno una permanenza di quattro-cinque giorni per visitare la città, i dintorni, conoscere la gastronomia e l'artigianato. In Piazza Duomo, centro della città, è attivo 365 giorni l'anno un servizio di assistenza e informazione ai turisti.





