Tursi è un comune della provincia di Matera. Vi ha sede la Comunità Montana Basso Sinni. Il territorio tursitano confina a nord col fiume Agri e con il comune di... [Continua]
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Tursi è un comune della provincia di Matera. Vi ha sede la Comunità Montana Basso Sinni. Il territorio tursitano confina a nord col fiume Agri e con il comune di Montalbano Jonico, ad est con il comune di Policoro, a sud con il fiume Sinni e i territori di Rotondella, mentre ad ovest con i territori di Sant'Arcangelo, Valsinni e Colobraro. Di prevalenza collinare è ubicato al centro dei due grandi fiumi della Lucania, l'Agri e il Sinni, che all'epoca della costruzione della città erano navigabili. Attulamente i corsi dei fiumi sono interrotti da due grosse dighe artificiali, il bacino artificiale di Gannano, nei pressi della frazione Caprarico, interrompe il corso del fiume Agri e la diga del monte Cotugno, il più grande bacino artificiale in terra battuta d'europa, nei pressi di Senise, interrompe il corso del fiume Sinni. I due fiumi sono costeggiati da due delle stade principali della Basilicata e che da loro prendono il nome. La Strada Statale 598 Val d'Agri costeggia l'Agri e la Strada Statale 653 Sinnica costeggia il Sinni. Il terreno circostante è di origine argillosa, un notevole impatto paesaggistico è da attribuire ai calanchi che con l'erosione del tempo hanno assunto forme davvero bizzarre.
Storia di Tursi
Scavi archeologici eseguiti in Basilicata, nei pressi di Anglona, attualmente frazione di Tursi, e Policoro, hanno riportato alla luce innumerevoli opere attualmente custodite nel Museo archeologico nazionale della Siritide, accertando l'esistenza di insediamenti risalenti al 3000 a.C. Gli abitanti di queste zone erano denominati Enotri, in particolare però gli abitanti della zona compresa tra i fiumi Sinni ed Agri, venivano chiamati Coni. Durante il periodo della Magna Grecia sorsero, nel VIII secolo a.C. sulla costa jonica per mano dei Greci, provenienti dalla ionia, le città di Siris, attuale Nova Siri, Heraclea, attuale Policoro, Metaponto e Pandosia attuale Anglona, frazione di Tursi. Siris si ritiene fondata all'inizio del VII secolo a.C. dai popoli dell'Epiro, distrutta da Sibari e Crotone nel VI secolo a.C., dalle sue rovine sorse Heraclea tra il 443 a.C. e il 430 a.C.. Nel IX secolo la città viene menzionata col nome di Polychorium e nel 1126 in un atto di donazione al monastero di Carbone, compare l'attuale nome Policoro. Pandosia, che confinava con Heraclea, è considerata la più antica città pagana della Siritide. Fondata degli Enotri prima del 1000 a.C., fu molto ricca e importante grazie alla fertilità del terreno e alla posizione strategica. I due grossi fiumi lucani, l'Agri e il Sinni, a quel tempo navigabili, agevolavano le comunicazioni e quindi una rapida espansione della città. Nel 326 a.C., in una battaglia contro il popolo dei lucani, venne ucciso Alessandro il Molosso, re dell'Epiro e zio di Alessandro Magno. Nel 281 a.C. fu campo di battaglia tra i Romani e Pirro re dell'Epiro, che corso in aiuto ai tarantini si accampò tra Heraclea e Pandosia. Quest'ultimo, durante la battaglia, usò un gran numero di elefanti, vincendo la Battaglia di Heraclea ad un costo altissimo. Nel 214 a.C. fu teatro di un'ennesima battaglia nel corso della second guerra punica tra i Romani e Annibale, re dei Cartaginesi, per la conquista del dominio sul mediterraneo. Pandosia venne distrutta tra l'81 a.C. e il 72 a.C. ad opera di Lucio Cornelio Silla generale Romano. Dalle rovine di Pandosia sorse, poco prima dell'era cristiana, Anglona cittadina assai fiorente. Nel 410 i Visigoti di Alarico saccheggiarono e semidistrussero Anglona. Per controllare il territorio circostante costruirono un castello su una collina a metà strada tra i fiumi Agri e Sinni. Gli abitanti sopravvissuti della città di Anglona si rifugiarono attorno al castello dando origine alla Rabatana, primo borgo popolato di Tursi.
Dai Saraceni ai Bizantini
Nel IX secolo, attorno al 826, ci fu una prima incursione dei Saraceni. Nel 850 gli stessi riuscirono a conquistare gran parte della pianura metapontina, compreso la Rabatana. Abitarono il nascente borgo, lo ingrandirono e furono proprio loro a dare il nome alla Rabatana, a ricordo del loro borgo arabo Rabhàdi, tana degli arabi. L'impronta saracena è molto presente nelle costruzioni, negli usi e costumi della Rabatana. Nel 890 i Bizantini riconquistarono i territori che una volta appartenevano all'Impero Romano d'Occidente, scacciando definitivamente l'impronta Araba dalle terre lucane. Sotto i Bizantini ci fu uno sviluppo notevole, sia demografico che edilizio e il borgo cominciò ad estendersi verso la valle sottostante, che venne chiamata Tursikon, dal suo fondatore Turcico. Verso la fine del IX secolo l’imperatore Basilio I costituisce i Thema di Langobardia, di Lucania e di Calabria. Nel 968 Tursi divenne capoluogo del Thema di Lucania, negli stessi anni divenne anche sede della diocesi con cattedra vescovile presso la chiesa di san Michele Arcangelo dove nel 1060 si svolse il sinodo dei vescovi. Dopo l'anno Mille una grossa migrazione dei Normanni, nelle vesti di pellegrini diretti verso luoghi sacri della cristianità, o nelle vesti di mercenari pronti a combattere per un pezzo di terra, giunse ben presto nel sud Italia. Fu facile inserirsi nelle lotte interne tra longobardi e bizantini, ottenendo ben presto terre e benefici. I Normanni contribuirono notevolmente alla crescita della città, proprio come fecero successivamente prima gli Svevi e poi gli Angioini.
I Doria
Dopo la definitiva distruzione di Anglona, venne risparmiato solo il santuario, nel 1400 i restanti cittadini si rifugiarono nella fiorente Tursi. Nel XVI secolo Tursi contava ormai oltre 10.000 abitanti e 40 dottori in legge e nel 1543 vennero unite la diocesi di Anglona e quella di Tursi costituendo la diocesi di Anglona-Tursi, che dal 1546 ebbe cattedra a Tursi. Nel 1552 Carlo V, imperatore del Sacro Romano Impero assegnò allo statista genovese Andrea Doria il ducato di Tursi. Alla morte dello zio, Giovanni Carlo Doria divenne duca di Tursi e per gratitudine verso i cittadini rinominò la sua abitazione da Palazzo Doria a Palazzo Tursi, attualmente sede del comune di Genova. In quegli anni Giovanni Carlo Doria fece costruire, a sue spese, nel rione Rabatana una enorme scalinata in pietra, tutt'ora utilizzata, che ha la particolarità di possedere lo stesso numero di gradini della scalinata presente nel Palazzo Tursi. Nel XVII secolo la peste invase le strade di Tursi e quelle dei paesi limitrofi, la popolazione si ridusse drasticamente anche a causa dell’emigrazione. Nel 1769 i Doria persero i terreni che furono acquistati dalle famiglie Donnaperna, Picolla, Panevino, Camerino e Brancalasso.
Monumenti e chiese di Tursi
La cattedrale dell'Annunziata
La cattedrale dell'Annunziata è situata nel centro della città in piazza Maria SS. di Anglona. Dedicata all'Annunziata è stata eretta nel XV secolo ampliando una chiesa preesistente che tuttora costituisce la sacrestia. Nel 1546 fu elevata a cattedrale della diocesi di Tursi-Lagonegro. Nella seconda metà del XVII secolo venne ampliata prima da mons. Sabatini e poi da mons. Quarti. La cattedrale è un imponente monumento a tre navate a croce latina, connessa di sacrestia e casa canonica. La struttura è in muratura portante e all'interno si trovano colonne con archi a tutto sesto. Sulla parete di fondo si trova l'altare dedicato alla Madonna di Anglona, alla sua destra, sotto l'arcata, si trova la fonte battesimale, realizzata da Giovanni Battista da Tursi nel 1754 e due bassorilievi in pietra raffiguranti l'Annunciazione risalenti al 1519. Sul soffitto della sacrestia si poteva ammirare il martirio di San Matteo, pittura del XVIII secolo attribuita a Matteo De Matteis. Il presbiterio è rialzato di tre gradini rispetto alle navate, per limitare l'area liturgica del vescovo e dei sacerdoti. Nel 1718 venne costruito il campanile per ordine del vescovo Domenico Sabatini. Di pregevole fattura e di inestimabile valore era l'organo a canne posto sull'altare maggiore, venne installato nel 1728 per ordine di mons. Quarti, purtroppo andò distrutto durante l'incendio dell'8 novembre 1988, assieme a molte altre opere di valore storico e artistico.
L'incendio e la ricostruzione
La notte dell' 8 novembre 1988 la cattedrale subì un primo incendio, attribuito ad un corto circuito elettrico, che distrusse la sacrestia e danneggiò gli arredi e le pitture. Due giorni dopo, nella notte del 10 novembre, un secondo incendio distrusse completamente quello che rimaneva della cattedrale. Le luci all'alba dell'11 novembre mostrarono al popolo tursitano le mura e le macerie fumanti e i volti tristi e stanchi di tutti coloro che inutilmente avevano lottato contro la furia dele fiamme. Già dal 1989 cominciarono i lavori di ricostruzione. Dieci anni dopo, il 25 dicembre 1999, grazie all'impegno costante del vescovo Rocco Talucci, la porta della cattedrale venne nuovamente aperta in occasione delle celebrazioni natalizie e del Giubileo dell'anno 2000. Il 25 marzo 2000 avvenne la consacrazione e l'apertura al culto, anche se mancavano ancora molte opere di rifinitura. Il tetto venne completamente ricostruito, le nuove decorazioni ricordano le opere settecentesche dell'artista Delphino, distrutte durante l'incendio. Nel 2004 sull'altare venne posizionato un enorme crocifisso in legno realizzato e donato dallo scultore Efia Marzotto di Mellaredo, di Pianiga (VE). Il 1° maggio 2006 la cattedrale venne definitivamente inaugurata dal vescovo Francescantonio Nolè.
Il portone di bronzo e il nuovo organo
La facciata della cattedrale è stata impreziosita da un portone in bronzo del peso circa di 20 quintali, le rifiniture scolpite sul portone rappresentano al centro l'Annunciazione, ai lati sono rappresentate la Madonna di Anglona e San Filippo Neri, in basso: lo stemma del vescovo, lo stemma papale, il ritrovamento di Gesù, il primato di San Pietro, la Pentecoste, la Natività, le nozze di Cana, la Crocifissione, la cena di Emmaus, la presentazione di Gesù al tempio, la moltiplicazione dei pani e dei pesci, la Risurrezione e l'Assunzione di Maria. Le rifiniture sono opera dello scultore napoletano Eduardo Filippo, insegnante all'accademia delle Belle Arti di Cosenza. Il nuovo organo a canne venne donato alla comunità da mons. Francesco Cuccarese, padre molto attaccato al suo paese e ugualmente amato dai cittadini di Tursi.
Il santuario di Santa Maria Regina di Anglona
La chiesa è dedicata al patrono della città san Filippo Neri, la cui festa ricorre il 26 maggio. È situata nel rione San Filippo del centro storico e più precisamente in Piazza Plebiscito. La chiesa è datata 1661, di stile barocco, ha tre navate e conserva pregevoli opere, pitture dell'artista tursitano Domenico Simeone Oliva, tra cui un quadro del Santo. San Filippo Neri fu acclamato protettore di Tursi durante il '600, mentre nella città imperversava la peste e il colera. Negli stessi anni, a metà del XVII secolo venne costruito anche l'oratorio di San Filippo Neri. È una costruzione solida e imponente, si sviluppa su tre livelli ed è costituita da ampi locali. Nell'ottocento l'oratorio ebbe una notevole importanza spirituale e culturale grazie alla presenza dei frati missionari di San Vincenzo de Paoli.
La chiesa di San Michele Arcangelo
La chiesa di San Michele Arcangelo è situata nel centro storico dedicata, risale al X sec. e probabilmente è la più antica chiesa di Tursi. La chiesetta, dedicata a San Michele Arcangelo, ha ospitato il Sinodo dei Vescovi nel 1060. Le pareti interne erano addobbate con quadri e sculture di Antonio Cestone (Tursi, 1855 - 1928).
La chiesa della Madonna delle Grazie
La chiesa della Madonna delle Grazie è situata nei pressi di via Eraclea, ai piedi del centro storico. E' stata costruita tra il XII e il XIII secolo. La chiesetta, di stile barocco, è dedicata alla Madonna delle Grazie. Presenta un ampio frontale, con tre porte d'ingresso, sormontato da una monofora campanaria. Nel 1983 è stata restaurata dalla Comunità Montana Basso Sinni, ed arredata con contributi cittadini. Dietro l'altare, si conserva un'antica statua di legno della Madonna col Bambino risalente al settecento e restaurata nel 1983. Il 13 dicembre, per tradizione, i cittadini si recano alla chiesetta portando doni e voti alla statua di Santa Lucia. Chiesa di Santa Maria Maggiore
La chiesa di Santa Maria Maggiore
La chiesa di Santa Maria Maggiore è situata in Rabatana. Costruita nel IX - X secolo ad opera dei monaci basiliani. Il 26 marzo 1546 la bolla del pontefice Paolo III eleva la chiesa a collegiata. Durante gli anni '50 la chiesa ha subito dei lavori di ristrutturazione che ne hanno modificato le originarie strutture cinquecentesche. Ultimamente la chiesa è stata riportata agli antichi splendori grazie ad un restauro che ha ovviato quasi totalmente ai danni recati alle strutture cinquecentesche durante la ristrutturazione degli anni '50. Dopo l'ultimo restauro risultano in ottimo stato il portone del XV secolo e una acquasantiera in pietra del 1518. Nei sotterranei della chiesa è situata una cripta anch'essa risalente al IX - X secolo, probabilmente era l’antico oratorio basiliano. In essa si possono ammirare un incantevole presepe in pietra, scolpito attorno al 1550 dallo scultore Altobello Persio e dal pittore Giovanni Todisco o Giovanni Sabatani, un sarcofago in pietra con uno stemma raffigurante San Giorgio, un crocifisso ligneo datato XV - XVI secolo e numerosi affreschi. Nella cripta è inoltre preservato un trittico della scuola napoletana di Giotto risalente al XIII secolo.
La chiesa del Sacro Cuore di Gesù
La chiesa del Sacro Cuore di Gesù è situata nel rione Sant'Anna. È una chiesa moderna costruita in tempi record per sopperire al vuoto lasciato dalla cattedrale dopo l'incendio che la convolse. Infatti nel nuovo abitato di Tursi non era presente una chiesa abbastanza capiente che sarebbe riuscita ad ospitare i fedeli, il santuario di Anglona dista circa 10 km dal centro città, mentre le restanti chiese sono tutte di capienza media ed ubicate nel centro storico. Con la riapertura della cattedrale, la chiesa del Sacro Cuore viene utilizzata principalmente per il ritrovo di catechisti, per le prove del coro polifonico e per alcuni riti ed eventi.
Piazze
- Piazza Plebiscito, sita nel rione San Filippo, fino agli anni '60 era considerata il centro della città.
- Piazza Maria SS. di Anglona, costruita nel 1951 dal genio civile di Matera, originariamente come consolidamento dell'argine del torrente, è stata riammodernata di recente e costituisce l'attuale centro cittadino. Ospita la sede del municipio e confina con piazza cattedrale, piazza del mercato coperto, piazza del monumento costruita nel 1955 per onore ai caduti e anch'essa riammodernata di recente, e piazza terrazzo sul Pescogrosso costruita nel 2001
- Piazza Pescogrosso, sita nel rione Sant'Anna è stata costruita nel 1994 ad opera della Comunità Montana Basso Sinni, grazie ad un'opera di riqualificazione e ammodernamento della zona coprendo di fatto una gran parte del torrente Pescogrosso, ed infatti essendo nata sopra di esso prende il suo nome.
- Piazza fratelli Conte, situata nel rione Sant'Anna, e costruita assieme ad essa durante gli anni '70, è attualmente adibita a terminal bus
- Piazza San Sebastiano, di recente costruzione ed ancora in fase di completamento è situata nel rione Santi Quaranta, ai piedi del rione Petto. Prende il nome dall'ex convento di San Sebastiano anch'esso in ristrutturazione, ed è stata costruita in vista della costruzione di una funivia per il pizzo delle monachelle, piccola zona che gode di un panorama incantevole, in cima al rione Petto.
Palazzo del barone Brancalasso
Il palazzo Brancalasso, semplicemente chiamato Palazzo del Barone è situato al centro di piazza Plebiscito, nel rione San Filippo, la sua costruzione è velata da un pizzico di mistero. Un'antica leggenda narra che il palazzo fu costruito in una sola notte da demoni e spiriti degli inferi, i quali, non potendo far ritorno in tempo nel loro regno, si materializzarono alle luci dell'alba sul tetto dell'edificio sotto forma di statue. In realtà in una notte venne delimitato il perimetro del palazzo alla cui costruzione si opponevano i proprietari dei fondi vicini. Le tre statue posizionate su di esso simboleggiano la giustizia, la pace e la carità.
Palazzo Latronico
Il palazzo Latronico è situato in pieno centro sotrico, nel rione San Michele, è probabilmente il più grande palazzo di Tursi ed è dotato di un ampio atrio con gradinata interna in pietra e di una caratteristica torre del belvedere. Il palazzo, è stato abitato dalla famiglia Latronico fino agli anni '60. Casa del poeta Albino Pierro
Palazzo Pierro
La casa di Pierro è sita nel centro storico nel rione San Michele. La casa è stata denominata dal poeta, nelle sue poesie, ‘U Paazze. È una costruzione composta da un seminterrato e due piani in elevazione da dove vi si accede. La casa gode di un incantevole panorama, sul torrente Pescogrosso, sul convento di San Francesco e sui dirupi del rione Rabatana, molto probabilmente tutti luoghi di grande ispirazione per il poeta. Dopo la morte di Pierro, la casa è stata ristrutturata e adibita, ai piani superiori, a Biblioteca Pierro dove vengono custoditi molti libri utilizzati dal poeta, in vita, e molte sue opere originali. Questo palazzo è meta di turisti e studiosi provenienti da ogni parte del mondo.
Ex convento di San Francesco
Convento di San Francesco Il convento di San Francesco, dell'Ordine dei Frati Minori osservanti, risale alla prima metà del XV secolo, più precisamente al 1441, sito sulla collina omonima domina sul rione sottostante, Santi Quaranta. In quegli anni era meta di molti pellegrini francescani. Attorno al XVII secolo la struttura venne ampliata. Nel XIX secolo i frati cominciarono a diminuire, fino a quando nel 1894 il convento venne adibito a cimitero. Nel 1914 venne definitavente chiuso tranne la chiesetta interna che fu comunque utilizzata fino agli anni '50. Recentemente, con opere di ristrutturazione e riqualificazione del monumento, all'interno della chiesetta, sono rinvenuti delle antiche pitture. Una di queste pitture porta come data 1377 e ciò fa supporre che la chiesa sia stata costruita circa cento anni prima, quindi nella prima metà del XIV secolo. Secondo altre fonti, però, le pitture sarebbero state eseguite nel XVI secolo e rappresenterebbero un evento miracoloso avvenuto nel 1377. Tuttora il convento è ancora in fase di ristrutturazione.
Il Castello
Costruito dai Goti attorno al V secolo per difesa del territorio è situato a 346 m s.l.m. Ad oggi sono solo rimasti i resti di quello che fu un castello gotico, alcune parti però, come i cunicoli sotterranei, sono rimasti intatti fino all'inizio del novecento. I recenti scavi archeologici hanno portato alla luce, scheletri, tombe, monete, frammenti di anfore e palle ogivali di piombo recanti la scritte EYHfIDA (greca) e APNIA (latina), queste opere sono attualmente esposti nel Museo archeologico nazionale della Siritide di Policoro. Da atti del 1553, tra la città di Tursi e il marchese Galeazzo Pinelli, si scopre che il castello è stato abitato fino al XVI secolo. Il castello aveva una superficie di oltre 5000 m2, misurava 400 palmi di lunghezza e 200 di larghezza, era costruito su due piani e aveva due torri cilindriche a tre piani. Dentro le mura di cinta erano presenti un giardino, delle cantine, alcune cisterne e comode abitazioni per i baroni; l’ingresso era regolato da un ponte levatoio. Fu dimora di numerosi signori, principi e marchesi, ma durante i periodi di guerra diventava una vera e propria fortezza. Un'antica tradizione crede all’esistenza di un cunicolo tra la chiesa di Santa Maria Maggiore nel rione Rabatana e il castello, che doveva consentire ai signori di recarsi in chiesa indisturbati. Monumento dedicato ai caduti per la patria
Monumento ai caduti
La città di Tursi ha contibuito con molti uomini durante la prima e la seconda guerra mondiale, e proprio in onore ai caduti tursitani che l'amministrazione comunale, guidata dall'allora sindaco Armando Di Noia, fece ereggere il monumento. Il monumento ai caduti è situato in piazza monumento e la costruzione risale al 1970, recentemente è stato ristrutturato e spostato leggerente per donargli una posizione più centrale. Sui lati del cippo marmoreo si leggono i nomi dei caduti sul fronte e la seguente iscrizione: « I nostri morti per la patria non sono degli assenti, sono degli invisibili, che fissano i loro occhi pieni di gloria, nei nostri pieni di lacrime » (Tursi, AI SUOI CADUTI, 1970)
Economia
La città ha un'economia prevalentemente agricola, diffusissime sono le coltivazioni di agrumi e alberi da frutto. Rinomate sono le arance di Tursi i partaiall o portogallo, importate attorno all'anno mille dai Saraceni, sono particolari poiché possiedono una buccia molto spessa. Nel 2006 è stato conferito il riconoscimento comunitario D.O.P. (Denominazione d'Origine Protetta) all'Arancia Staccia di Tursi e Montalbano Jonico e al Percoco Bianco di Tursi. Il turismo è ancora poco sviluppato, anche se in leggero miglioramento grazie ai lavori di riqualificazione effettuati negli ultimi anni nel borgo storico Rabatana.
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