Posta fra Emilia e Lombardia, la città e la sua provincia risentono in maniera assai notevole dell'influenza di Milano, ... [Continua]
Piacenza è un comune di 99.897 abitanti, capoluogo dell'omonima provincia.
Posta fra Emilia e Lombardia, la città e la sua provincia risentono in maniera assai notevole dell'influenza di Milano, alla cui regione economica appartengono per molti aspetti e alla quale hanno spesso legato i propri destini.
Geografia
Piacenza è situata nella Pianura Padana ad un'altitudine di 61 metri s.l.m. e sorge sulla riva destra del Po, dove in esso confluiscono il fiume Trebbia a ovest e il torrente Nure ad est della città. Ad una quindicina di chilometri in direzione sud, compaiono i declivi dei Colli Piacentini, prime propaggini dell'Appennino Ligure.
La posizione geografica ne ha da sempre determinato le sorti strategico-militari e ne ha fatto un importante nodo autostradale e ferroviario.
Clima
Piacenza è la città dell'Emilia-Romagna con il clima più continentale; di conseguenza gli inverni sono leggermente più rigidi delle altre città più ad est come Bologna e Ferrara e le precipitazioni risultano maggiori. Le minime invernali registrate soventemente sono inferiori anche a quelle delle città della Lombardia e non è infrequente che Piacenza detenga il record di città con le temperature più basse d'Italia.
La vicinanza della città al fiume Po ha come conseguenza che, in tutti i periodi dell'anno, il clima sia caratterizzato da una forte umidità: d'inverno si manifesta con grande frequenza il fenomeno della nebbia, d'estate le condizioni meteorologiche sono spesso di afa opprimente.
Sino alla fine degli anni '80 sono state registrate nevicate record. Nei giorni della nevicata del secolo del 1985 che colpì il nord Italia si superò il metro e mezzo. La neve a Piacenza raramente mancava, ma nell'ultimo ventennio invece - a causa di un cambiamento generale del clima - in inverno non sono più frequenti le precipitazioni nevose (ad eccezione di qualche fenomeno consistente negli ultimi anni).
La temperatura massima media in gennaio è 3-4 gradi mentre in luglio 29-31 gradi.
La temperatura minima media in gennaio è -3 gradi mentre in luglio 16-17 gradi. Rare le giornate ventose, frequenti solo nei mesi di Aprile e Maggio.
Storia
Antichità
Prima dell'arrivo dei romani, nelle zone limitrofe all'odierna città di Piacenza vivevano tribù appartenenti ai popoli dei liguri e dei celti.
La città fu fondata dai romani sulle rive del fiume Po nel 218 a.C. (secondo la tradizione il 31 maggio) e probabilmente su un preesistente insediamento celtico. Nello stesso anno nacque la colonia gemella di Cremona. I romani preferirono costruire il castrum su un pianoro alluvionale più alto di 4-5 metri rispetto al territorio circostante aumentando in tal modo la capacità difensiva dell'insediamento. Per il territorio pianeggiante e fertile, la vicinanza al fiume Po e ad altri corsi d'acqua, la prossimità delle colline e di vie d'attraversamento dell'appennino verso l'accesso al Mar Ligure la città ebbe un nome beneaugurale e venne chiamata Placentia (ovvero "che piace") dal verbo "placeo", anche se alcuni sostengono che il nome possa venire dal greco ????? (a significare "dentro la pianura"). Essendo la zona popolata dai Celti (Galli Boi, Insubri e probabilmente dalla locale tribù minore degli Anamari o Anari o Anani), entrambe le città nacquero come avamposto per consolidare le conquiste in territorio gallico e per tenere a bada le genti celtiche.
Sia Piacenza che Cremona vennero fondate come colonie latine (non di diritto romano quindi) e furono inviati 6.000 coloni latini, specialmente selezionati fra i cavalieri romani. La scelta fu dovuta particolarmente all'incombente minaccia di una seconda guerra punica con Annibale che, alla guida dell'esercito cartaginese, aveva appena vinto la battaglia del Ticino e si preparava alla conquista di queste zone. Dopo aver espugnato Casteggio ( PV), Annibale vinse anche la battaglia della Trebbia (forse la più cruenta mai combattuta nel Piacentino) nel corso della quale caddero circa 20.000 soldati romani. Placentia seppe resistere: il territorio paludoso fu bonificato, la produzione di grano, orzo e miglio fu incrementata, si iniziò anche la tessitura della lana, quindi divenne un importante municipio romano con un attivo porto lungo il fiume Po durante la Repubblica e l'Impero. Il fiume e la via Emilia, che la congiungeva con Ariminum o Rimini, già allora caratterizzavano la vocazione logistica della città. Lo schema viario romano con "cardo" e "decumano" (via Emilia) è ancora ben visibile nel centro storico. Essendo città di frontiera, subisce vari saccheggi e distruzioni (che si verificheranno in tutta la sua storia), ma sempre si risolleva e durante l'epoca di Augusto era una città rinomata. Procopio la definisce "Urbs Aemiliae Princeps" (prima città dell'Emilia), Cornelio Tacito la descrive come "colonia potente per forze e per ricchezze" e secondo Strabone era, insieme alla vicina Cremona, una delle città più celebri dell'area padana.
In era cristiana i cittadini di Placentia costruiscono piccoli sacelli dedicati ai martiri del luogo, tra cui Antonino. Centurione romano della legione Tebea, cristianizzò la popolazione della zona all'inizio del IV secolo e fu martirizzato sotto Diocleziano. Divenne patrono della città che lo onorò con la costruzione di una basilica che porta il suo nome.
Nel 476 d.C., proprio a Piacenza si concluse il ciclo storico dell'Impero Romano d'Occidente con l'uccisione del generale Flavio Oreste e la successiva deposizione dell'ultimo imperatore, Romolo Augusto, ad opera del re degli Eruli Odoacre
Medio Evo
Caduto l'Impero Romano, la città fu saccheggiata e ricostruita in seguito alle invasioni barbariche. Si ritrovò al centro della guerra tra i Goti e le truppe dell'Impero Romano d'Oriente. Le sorti cittadine si risollevarono quando divenne sede comitale longobarda (cioè vi fu stabilita la sede di un ducato longobardo), ma solo con la dominazione dei Franchi (dal IX secolo) si ha una consistente rinascita. Importanza sempre maggiore ebbe intorno all'anno Mille, quando si registrò anche una crescita demografica ed economica, essendo posta lungo la Via Francigena che portava in città numerosi pellegrini e mercanti.
Con l'affermazione dell'Impero Romano Germanico, del feudalesimo e dei vescovi-conti, sorgono nuove classi sociali, tra le quali un intraprendente ceto mercantile e artigianale, ma anche feudatari rurali che si uniscono al governo della città.
In questo periodo regnarono: Adelgis II, Aimone e Amandus, tutti e tre conti di Piacenza.
Nel 1095 papa Urbano II indice da Piacenza, dove era tornato in auge un sentimento filopapale, la Prima Crociata per la liberazione della Terra Santa. Il Concilio di Piacenza fu seguito da quello di Clearmont, in Francia, da dove fu ufficialmente indetta la Prima Crociata cristiana contro gli infedeli che infestavano la Terra Santa.
Fu un importante libero Comune (dal 1126) aderente alla Lega Lombarda e nell'XI secolo partecipò alla guerra contro il Barbarossa, scendendo in campo con gli altri comuni della Lega Lombarda nel 1176 in occasione della battaglia di Legnano.
Ad ovest della città, nell'attuale frazione di Cotrebbia Vecchia si tennero placiti imperiali o diete a partire dagli inizi del XI secolo: nel 1154 e 1158 le due più importanti e solenni tra quelle convocate dall'imperatore Federico Barbarossa. Nella prima l'imperatore illustrò le direttive della propria politica italiana mettendo al bando le guerre tra i comuni lombardi e nella seconda si prefisse di restaurare l'autorità imperiale (che risultò inattuabile vista la strenua resistenza dei comuni). Esse si svolsero nei "pratae runcaliae" così come attestano i documenti antichi pubblicati nei Regesti, che era il luogo prossimo alla abbazzia di San Pietro presso "Caput Trebiae" (Cotrebbia vecchia). Dopo varie inondazioni del fiume Po, venne edificata Cotrebbia Nuova attuale frazione del comune di Calendasco.
Piacenza combatté con successo contro i comuni confinanti di Cremona, Pavia e Parma, riuscendo ad allargare i suoi domini al contado e strappando ai Malaspina e al vescovo di Bobbio il controllo delle vie commerciali per Genova, dove già erano insediati i primi banchieri piacentini. In questo secolo, nonostante le poco fruttuose lotte contro l'imperatore Federico II, conquistò qualche caposaldo sulla sponda lombarda del Po. Nella chiesa di Sant'Antonino furono firmati i preliminari della Pace di Costanza nel 1183. Le attività mercantili e agricole assai fruttose nei secoli XII e XIII, portarono ad un notevole arricchimento urbanistico della città. Dalla seconda metà del XIII secolo furono frequenti le lotte intestine per il potere e l'amministrazione e quindi si susseguirono alla guida del territorio di Piacenza e del circondario i Pallavicino, Matteo I e Gian Galeazzo Visconti e Alberto Scoto (o Scotti) eletto nel 1290 signore perpetuo della città che resse fino al 1304 e poi con interruzioni sino al 1313.
Sotto quest'ultimo governante, mercante e banchiere che fu signore anche di Tortona (AL) e Novara e per breve tempo di Milano, nel 1313, fu assediata e cedette al dominio dei Visconti di Milano fino al 1447. Il duca Gian Galeazzo riformò lo statuto cittadino e trasferì temporaneamente a Piacenza la sede dell'Università di Pavia. Passerà poi, dopo un terribile assedio che si concluse con la deportazione di migliaia di cittadini, agli Sforza cui resterà fino al 1499.
Le lotte per il potere in città, iniziate nel XIII secolo, lasciarono un'eredità di profonde divisioni interne anche durante il periodo visconteo-sforzesco e la prima età moderna, sia tra i ceti dominanti, sia tra la popolazione, dando luogo a una vivace dinamica di scontri di fazione tra le parti dei guelfi e ghibellini. Tra le maggiori famiglie guelfe piacentine sono da annoverare gli Scotti, i Fontana, i Malvicini, i Banduchi, i Fulgosi; tra i ghibellini i Landi e gli Anguissola.
Evo Moderno
Su una moneta del XVI secolo è impresso il motto: "Placentia floret" poiché la città stava nuovamente sbocciando grazie al lavoro delle campagne circostanti. Sempre nel corso del Cinquecento vennero ricostruite le mura cittadine. Fu governata dalla monarchia francese fino al 1521, poiché il re Luigi XII rivendicava il possesso del Milanese di cui aveva fatto parte anche il Piacentino sotto le dominazioni delle due famiglie lombarde. Andrà allo Stato Pontificio sotto la reggenza di papa Leone X, rimanendoci per un breve periodo in quanto nel 1545 divenne capitale del Ducato di Piacenza e Parma sotto la famiglia Farnese.
A fondare il ducato fu papa Paolo III e il primo duca fu suo figlio Pierluigi Farnese che morirà due anni più tardi assassinato in seguito alla congiura di alcuni nobili. Si avvicendarono alla guida del Ducato altri sette duchi, tra i quali spiccano Ottavio (figlio di Pier Luigi e seppellito nella chiesa di San Sisto), Alessandro, Ranuccio. Ottavio, in seguito all'assassinio del padre, spostò la capitale a Parma, cambiando di conseguenza la titolatura del ducato in Ducato di Parma e Piacenza, si impossessò di Borgo Val di Taro (PR) e dello Stato Pallavicino (territorio della pianura lungo il Po, al confine tra le attuali province di Piacenza e Parma), introdusse l'industria della seta e del velluto oltre a rinnovare i catasti. Alessandro, che aveva partecipato alla battaglia di Lepanto nel 1571, riconquistò le Fiandre.
Sotto Ranuccio I vennero promulgate le costituzioni e fu nominato il governatore. Tempi duri invece si ebbero sotto di Odoardo, quando su trentamila piacentini, seimila morirono di fame e tredicimila perirono colpiti dalla peste. Ci furono avanzate di soldati francesi nel territorio ducale che spadroneggiavano in città e nel contado; la popolazione era in preda a scorribande di banditi. Nel 1682 Ranuccio II annesse al proprio ducato il feudo di Bardi e Compiano comprati dai Doria. L'importante cardinale Giulio Alberoni divenne primo ministro spagnolo dopo aver favorito le nozze tra Elisabetta Farnese e Filippo V di Spagna e da questo momento la città e il resto del ducato andarono ai Borbone. Dal 1732 al 1859 vi fu il dominio borbonico, dapprima con Carlo (figlio di Elisabetta Farnese), poi con Filippo e Ferdinando. Nel corso del XVIII secolo, mancando in città la corte ducale, vennero edificati numerosi palazzi che le altrettanto famiglie nobili (come gli Scotti, i Landi e i Fogliani) costruirono per ostentare le proprie ricchezze ed il proprio potere. Nel 1746 il vicino fiume Trebbia fu teatro di un'altra violenta battaglia, quella tra le truppe austro-sarde e quelle francesi. Il ministro Du Tuillot fu ricordato per l'impulso riformista che permeò la sua attività politica. Nel 1802 la città fu annessa all'Impero Francese di Napoleone che, con la coscrizione obbligatoria, inviò i giovani piacentini a combattere le battaglie di Russia, Spagna e Germania. Napoleone e le sue truppe saccheggiarono abbondantemente Piacenza, spogliandola di tantissime opere che tuttora sono esposte nei musei francesi. Il governo di Maria Luigia d'Austria (1816-1847) fu una sorta di regno illuminato per i piacentini di città e del contado che la ricordarono a lungo. La duchessa bonificò ampi territori, fece costruire ponti lungo la Trebbia e il torrente Nure, avviò iniziative scolastiche ed artistiche.
L'unione con l'Italia
Allontanate le truppe austriache dalla città tra la popolazione e le milizie croate (appartenenti all'esercito austriaco), con un plebiscito del 10 maggio 1848 Piacenza chiese l'annessione al nascente Regno d'Italia, allora ancora Regno di Sardegna (su 37.585 votanti, ben 37.089 vollero seguire le sorti del Piemonte e dei Savoia). Il 14 maggio una delegazione composta da illustri cittadini, portava al re Carlo Alberto, accampato nei pressi di Verona, i risultati del plebiscito. Il monarca proclamava così Piacenza Primogenita dell'Unità d'Italia, titolo -quello di "Primogenita d'Italia"- di cui la città ancora si vanta. Il massiccio arruolamento dei piacentini fra le truppe volontarie guidate da Giuseppe Garibaldi rappresentano la continuazione dell'impegno a favore dell'indipendenza. Il primo sindaco cittadino, una volta unificata l'Italia, fu Faustino Perletti (nato a Calendasco nel 1815 e morto a Firenze nel 1878) nominato con Regio decreto del 18 marzo 1860 del re Vittorio Emanuele; la prima seduta del consiglio comunale fu il 23 marzo 1860.
Il 3 giugno 1865 fu inaugurato il primo ponte ferroviario. Nel 1891 l'atto costitutivo della prima Camera del Lavoro italiana fu firmato proprio a Piacenza come tentativo di tutela dei lavoratori. Le due guerre mondiali interessarono la città e la provincia, vista anche la notevole partecipazione dei piacentini nell'esercito.
Piacenza contemporanea
Durante la Seconda Guerra Mondiale la città fu pesantemente colpita dai bombardamenti aerei degli Alleati che fecero crollare anche l'importante ponte ferroviario sul Po, la stazione ferrroviaria, l'ospedale e l'arsenale oltre a porzioni del centro storico. Fuori città, in collina e sull'Appennino, erano attivi diversi nuclei di partigiani che combattevano l'esercito nazista.
Nella seconda metà del XIX secolo e nella prima del XX nuove iniziative imprenditoriali diedero un notevole impulso allo sviluppo economico ed industriale, ma anche alla modernizzazione delle aziende agricole. Per questa vocazione agricola e considerata anche la forte tradizione cristiana, l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano inaugurò in città la prima facoltà negli anni Cinquanta, quella di Agraria, nel distaccamento piacentino dell'ateneo.
La posizione centrale, l'importante nodo ferroviario e il passaggio di due importanti autostrade, continuano a favorire lo sviluppo economico ed industriale di Piacenza e dei dintorni fino ai giorni nostri in cui si sta sviluppando e ampliando un polo logistico nella periferia cittadina.
Ottenuto negli ultimi anni il titolo di "città d'arte" (come i comuni di Bobbio, Cortemaggiore e Castell'Arquato), Piacenza ha visto aumentare la presenza turistica. Piacenza vede essere pure sul tratto padano della Via Francigena, importante via antica percorsa da Sigerico.
La città attualmente si distingue per l'impegno a favore dell'UNICEF.
Economia
La fiera di Piacenza è una delle più antiche della regione Emilia-Romagna. Il nuovo complesso espositivo posto alle porte della città è gestito attualmente da Piacenza Expo. Grazie al profondo radicamento della borghesia agricola nel tessuto cittadino a Piacenza venne fondata Federconsorzi, nel 1892. Andrà poi in crisi dopo un secolo di vita.
Piacenza ha affidato il suo futuro alla logistica. Grazie alla sua posizione baricentrica tra le grandi capitali industriali del nord e alla presenza di autostrade e linee ferroviarie di rilevanza nazionale (cfr. la sezione seguente Trasporti), l'amministrazione cittadina ha stimolato l'insediamento di numerosi centri logistici presso la frazione Le Mose, nella zona est della città. Ikea ha qui uno dei centri di smistamento più grandi d'Europa. Particolarmente vivaci i settori della meccanica avanzata (Mandelli e Jobs) e materiale petrolifero (valvole, tubi, giunti speciali, etc).
L'industria legata alle forniture petrolifere nasce a Piacenza grazie ai primi ritrovamenti della fine dell'Ottocento sulle colline di Veleja Romana (frazione del comune di Lugagnano Val d'Arda) del petrolio e soprattutto con la scoperta dei giacimenti di Cortemaggiore negli anni cinquanta.
Festività e celebrazioni
Il 4 luglio si festeggia il patrono della città Sant'Antonino. In questa occasione si incontrano l'autorità politica rappresentata dal sindaco, e quella religiosa rappresentata dal vescovo cattolico, con il tradizionale dono del cero. Si tiene anche una fiera costituita da un'imponente numero di bancherelle che occupano il Viale del Pubblico Passeggio dalle prime luci dell'alba sino a notte.
Il 22 maggio è celebrata la festa di Santa Rita da Cascia. L'importante evento per i piacentini devoti alla "Santa della Rosa", è caratterizzato da una Messa nella "Chiesa dei Cappuccini" (sul cui sagrato vengono distribuite ai fedeli rose benedette e gagliardetti raffiguranti la Santa in preghiera) e da una lunga processione di auto per la benedizione, che inizia al mattino e termina la sera tardi, mandando completamente in tilt il traffico urbano.
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